29.5.12

Chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato.

Così è (anche se non vi pare) di Nino Ruggiero 


I pronostici sono tali perché possono essere smentiti; altrimenti si chiamerebbero certezze. Ci avevano dato per spacciati. Addirittura sul lato distinti dello stadio lametino campeggiava un presuntuoso e lungo striscione: ”VINCEREMO NOI…” c’era scritto. Nel calcio non ci sono certezze; soprattutto in un calcio vero, come nel caso nostro, vissuto al limite della battaglia agonistica, stavolta indiscutibilmente incontaminato al di là di ogni ragionevole dubbio.
Vince la Paganese anche se qualcuno o più d’uno, soprattutto di sponda calabrese, davanti a un risultato non rispondente all’enorme mole di gioco sciorinata, storcerà il muso e tirerà in ballo la iella più nera. Purtroppo, o per fortuna, a seconda dei punti di vista, non bastano una costante pressione offensiva e territoriale per vincere le partite; il calcio è gioco complesso, perciò è bello, perciò è intrigante, perciò affascina le platee. Entrano in gioco ogni volta l’intelligenza del singolo, l’acume tattico complessivo, la predisposizione al sacrificio e alla lotta agonistica; infine, perché no? come nella vita, anche fortuna e sfortuna.
Vince la squadra di Grassadonia, applicando pedissequamente la teoria degli spazi in campo che non è certo stata inventata adesso.
Uno dei primi elementi che ho assimilato negli anni Sessanta quando ho cominciato a scrivere di calcio è stato appunto la teoria degli spazi in campo che –  non essendo allenatore – non so se sia mai stata oggetto di studi al corso di Coverciano.
La teoria degli spazi e del “prima non prenderle”, fu elaborata da due grandi giornalisti sportivi del passato, il lombardo Gianni Brera e il napoletano Guido Prestisimone. Essa si basava su due concetti molto semplici: uno, cercare di restringere gli spazi nella fase difensiva ai calciatori avversari in possesso di palla, in virtù di marcature asfissianti, con raddoppi frenetici che li avrebbero irretiti e non li avrebbero fatto ragionare; due, ricerca degli spazi in velocità, una volta in possesso di palla, per mettere in crisi l’apparato difensivo degli avversari quasi sempre sbilanciati perché impegnati soprattutto a offendere.
Oggi questa fase viene chiamata ripartenza, una volta era contropiede ed era sinonimo di gioco di rimessa. Al gioco di rimessa si affidavano soprattutto le squadre che sulla carta si sentivano più deboli. Dovevano pur difendersi in un modo dalla preponderante forza offensiva degli avversari di turno, dotati di elementi di grande personalità calcistica; e lo facevano in modo intelligente, cercando di mettere in difficoltà gli uomini più rappresentativi con marcature asfissianti e con raddoppi che rasentavano la cattiveria. Memorabili per questo i successi ottenuti in serie A dal Padova di Nereo Rocco, altro monumento sacro del calcio italiano.
Che voglio dire? Solo che la Paganese, alla luce della vittoria ottenuta in casa sette giorni prima, doveva contenere le più che prevedibili sfuriate della Vigor Lamezia e lo doveva fare rinforzando gli ormeggi della difesa, così come si fa quando si deve proteggere una barca che deve affrontare il mare in tempesta. Il fine giustifica i mezzi, si sa; niente calcio spettacolo, gli esteti possono pure aspettare, e gara impostata prevalentemente sulla difensiva a salvaguardia di un risultato. Ecco spiegato come è arrivato, al di là delle pur comprensibili amarezze calabresi, il risultato che si sperava di ottenere alla vigilia, addirittura superiore ad ogni più rosea aspettativa.
Non so se Grassadonia, da tecnico intelligente e preparato, in difficoltà per non poter contare su qualche elemento di spessore, si sia ispirato alla teoria che ho citato; quello che è certo, però, volente o nolente, ha pensato bene di restringere le maglie difensive inserendo contemporaneamente in formazione difensori puri come Pepe e Sicignano in aggiunta ai collaudati Balzano, Fusco e Agresta, e con Nigro e De Martino ben attestati sulla difensiva.
I risultati si sono visti, anche se – come sempre e come nella vita di tutti i giorni – bisogna fare i conti con fortuna e sfortuna, che fanno parte del gioco. Così come fa parte del gioco aver ritrovato per strada il portiere Robertiello, autore di grossi interventi e soprattutto di una parata che ha del miracoloso sul rigore angolatissimo di Gattari. Bravo davvero questo Robertiello utilizzato a sprazzi nel corso del campionato ma che proprio a Lamezia ha avuto la definitiva consacrazione di portiere affidabilissimo e di sicuro avvenire.
Il pomeriggio di domenica è stato esaltante. Tutti quelli che non hanno seguito la squadra a Lamezia, orfani anche della risicata ma mai troppo lodata informativa dell’ufficio stampa, si sono organizzati alla bell’e meglio per seguire le sorti della partita. Mi sono tornati alla mente i pioneristici collegamenti degli anni Settanta quando con “baracchini” della banda cittadina, con gli indimenticati Salvatore Scarano e Ninì Cesarano in prima fila, addirittura chiedevamo compiacente ospitalità ai proprietari dei balconi adiacenti i vecchi terreni polverosi del tempo per fornire notizie sull’andamento della gara a tutti coloro che hanno sempre trepidato per i colori azzurro stellati. In un modo o in un altro le notizie arrivavano a Pagani; ma che tempi, ragazzi!
Adesso che abbiamo passato ampiamente il duemila siamo ai verbi difettivi nel campo della comunicazione. Pareva tutto semplicissimo: l’era digitale, telefoni portatili in tutte le tasche, radio e televisioni private quante ne vuoi. Insomma ci sarebbero stati tutti gli ingredienti a portata di mano per essere presenti sulla notizia ed invece, con la tecnologia che ha fatto passi da gigante, forse anche a causa di una Lega che raschia soldi un po’ dappertutto e in ogni occasione, siamo quasi al tempo dei “tam tam” o, se preferite, del “passaparola”.
Ci sarebbe tanto ancora da aggiungere sull’argomento ma per il momento abbiamo da pensare soprattutto alla Paganese.
Domenica scorsa ci siamo passati la parola su Facebook, un mezzo di comunicazione che purtroppo non è per tutti, grazie alla squisita disponibilità di Carlo Vitiello, presente a Lamezia, e alla perfetta organizzazione tecnica di Gianluca Russo, responsabile di Paganese.it.
La partita sembrava interminabile, non finiva mai. Abbiamo gioito, abbiamo sperato, abbiamo sofferto. Abbiamo vinto. Chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato ha dato; lasciamoci dietro il passato.
Non è finita, teniamocelo bene in mente. Giocheremo in casa domenica prossima con il Chieti e poi, la settimana dopo, giocheremo in terra d’Abruzzo. Chi – con il superamento del turno – dovesse pensare di aver superato l’ostacolo più importante è fuori strada. Dovremo essere concentrati e cattivi, agonisticamente parlando, come e più domenica scorsa. Mancheranno pedine importanti a centrocampo e Grassadonia dovrà inventarsi un reparto dal niente.
Niente però è impossibile.
Avanti, per la miseria!